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Ross Music Box: intervista a Deut

Nuovo appuntamento con la rubrica Ross Music Box. Uno spazio virtuale dedicato ai piccoli e grandi progetti musicali a cui prestare attenzione nel vasto panorama musicale italiano. Protagonista dell’intervista di oggi è il cantautore Deut.

Giuseppe Vitale in arte Deut ha suonato e cantato in gruppi grunge, prog-metal, teatro canzone (OBL), progressive/sperimentale e synth-pop (U BIT) per poi dedicarsi ad una ricerca personale circondandosi di strumenti giocattolo, oggetti musicali obsoleti, sample e sintetizzatori.

Con il progetto solista Deut ha esordito nel 2019 con l’EP “A Running Start”. Il 3 febbraio 2023 esce “From the Other Hemisphere”, primo album di Deut composto da dieci tracce e concepito come proseguimento dell’ep uscito quattro anni fa. Stilisticamente “A Running Start” e “From the Other Hemisphere” si somigliano, il secondo lavoro però viaggia musicalmente su più sfumature e influenze sonore che segnano una crescita artistica che non sfugge all’ascoltatore.

Ho scambiato quattro chiacchiere con Duet in occasione dell’uscita del disco.

Quali sono stati e sono i tuoi artisti di riferimento?

Deut:” Ho cominciato a suonare con i Green Day e gli Smashing Pumpkins, amo il progressive rock dei primi Genesis e King Krimson, gli Osanna e Il Banco del Mutuo Soccorso. Oggi ascolto moltissimo i The War on Drugs, Arcade Fire, Sam Fender, Dan Mangan e The Building. Trovo stupendi i Son Lux, i GoGo Penguin, Francis Bebey e i Tortoise. Mastico ancora tanta musica hip-hop old school e folk dell’est”.

Nella vita di tutti i giorni ti occupi di linguaggi espressivi, educazione ed illustrazione. In particolare, di cosa ti occupi e questo come influenza il tuo modo di fare musica.

Deut:” Mi occupo genericamente dei processi di apprendimento nella prima infanzia, in questo lavoro ho trovato il modo di applicare a dare senso alle esperienze che ho fatto da ragazzo.

Disegno e scrivo libri per bambine e bambini, progetto laboratori per loro… in pratica lavoro a stretto contatto con la creatività, con quella sorta di follia generativa e questo ha a che fare moltissimo con la musica. Il mio lavoro mi permette di giocare sul serio, con lo spirito di sperimentare, scoprire ed esprimermi. Cerco di trasmettere questo amore per la ricerca”.

Come nasce una tua canzone?

Duet:”Mi salta in testa una melodia e devo registrarla nell’immediato, oppure giro intorno a tre accordi per ore e qualcosa mi salta in testa. A volte ho scritto tutto di getto, altre ho lasciato a metà il brano per mesi o anni. Spesso mi ritrovo a campionare suoni o vecchi strumenti e a cantarci sopra”.

“From the other Hemisphere” concepito come proseguimento dell’EP “A running start”, qual è il filo conduttore che lega i due lavori?

Duet:”Sono tutti stralci di un diario sonoro credo, trasformate poi in qualcosa di ascoltabile e che sia fruibile a più orecchie. Entrambi i lavori gravitano sulle stesse tematiche di introspezione. Un’indagine di se stessi che però verte ad aprirsi al prossimo a farsi ascoltare e ad accoglierlo”.

Mi racconti le tracce che compongono il tuo nuovo lavoro.

Deut“: Il brano “Cherry on top” è un romantico abbandono alla consapevolezza di aver qualcuno in ascolto, sentire forte la necessità di essere compresi e completarsi in questa ricchezza.

“As a patient” racconta la mancanza di una persona scomparsa, mista all’empatia per una persona frammentata e indomabile, legate insieme da un filo conduttore unico e misterioso che mette radici nel tormentato mondo del femminile. Vivere in pieno questa mancanza è come un paziente che ne aspetta la cura.

“Nude naked and stripped”: occhi nudi, spogliati e svestiti. Un libro aperto e troppo passionale per essere frainteso, cedere all’altro per mancanza di forze, rivelarsi in piena luce.

In “He gets fired” narra la la grande parata, la farsa sociale del lavoratore modello per poi ritrovarsi a piedi senza un futuro: obbedire, curare e credere ad affari non propri, una collettività tossica che ci rende vittime di un sistema lavorativo sbagliato alle fondamenta.

La canzone “And I rise” racconta il sollevarsi dopo essere ricaduti nell’ennesima dipendenza, farsi forza con tutto il dolore del passato ormai asciutto e con la compagnia di chi è rimasto indietro come te e comunque continua la sua esistenza in lotta.

“Replace the sun” è un sogno in cui con un volo surreale si sostituisce il sole, l’unico e primo dio. diventa, nell’inconscio, una probabile metafora dei figli e del futuro. Uno spostamento dell’attenzione nell’epoca dell’iper-cura della prole per accettare che comunque nessuno si sente per davvero a suo agio e al sicuro.

In “From the other Hemisphere” hai lavorato con tre musicisti: Alessandro Messina (basso e chitarre spaziali), Emiliano Bagnato (chitarre elettriche) e Sofia Bianchi (contrabbasso). Come è nata la collaborazione con loro?

Duet:”Con Alessandro ci conosciamo da molto tempo, eravamo insieme negli U BIT e siamo rimasti in contatto dopo lo scioglimento del gruppo, è lui che cura anche l’aspetto fotografico del mio progetto. Emiliano Bagnato aveva registrato dei synth nel vecchio EP e ha prestato le sue chitarre per questo lavoro. Lui e Sofia Bianchi li ho conosciuti grazie a David Campanini che ha curato la produzione del disco e ha individuato questi musicisti per il loro stile e versatilità”.

Improvvisamente ti ritrovi a essere nominato Ministro della Cultura. Quali sono i primi provvedimenti in ambito musicale che prenderesti?

Deut:”Riprogetterei tutta la parte dell’insegnamento con l’aiuto di professionisti, proponendo una didattica trasversale che includa la musica e l’espressività in generale dalla nascita fino all’università (per chi lo desidera). Di pari passo restaurare quello che era il mondo del lavoro attorno al suono.
Mi piacerebbe trasmettere a livello nazionale una nuova idea di musica, che non sia solo mediatica o di show-business, ma più concreta e legata alla vita di tutti i giorni.

Scuole professionali per la produzione musicale, scambi internazionali e agevolazioni per i lavoratori del settore, perché (non me ne vogliano i costruttori) non si piò campare solo di edilizia.

Sarebbe bello rivedere la musica nei cortili, la gente che fischietta e le persone che cantano e suonano per strada e il progressivo decadimento dei talent. Un’idea sociale di musica”.