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Non è un Lavoro per Donne: intervista a Sara Piccolo

Non è un Lavoro per Donne: intervista alla musicista, cantautrice e poetessa Sara Piccolo in occasione dell’uscita del suo primo disco dal titolo “Uolofifi”.

Sara Piccolo, classe 92, un profondo amore per la cultura musicale americana e irlandese, il suo mondo è country-folk. Alimenta la sua passione anche attraverso viaggi, tra i più importanti quello a Dublino, dove si trasferisce nel 2015 e dove dà vita al suo primo duo chitarra e voce insieme a Frank O’ Dea.

Il duo fa nascere forte in Sara l’esigenza di scrivere brani, migliorarsi e dare voce e forma alle storie da musicare ma senza abbandonare il folklore, lo stile country e la lingua inglese. Tornata in Italia continua la sua appassionata ricerca tra brani popolari americani e irlandesi con diverse collaborazioni e progetti tra cui quello con Dr. Nautilus e Sara and the Ramblers.

Il 17 novembre 2023 è uscito “Uolofifi”, il primo album di Sara Piccolo pubblicato da Soundinside Records. Ho scambiato quattro chiacchiere con lei in quest’occasione, un disco che è una ventata di freschezza, godibile, una buona opera prima.

Quale il tuo primo ricordo legato alla musica?

Sara Piccolo: “Il mio primo vero ricordo legato alla musica è la colonna sonora del film Titanic, My heart will go on, credo che sia uno dei primi brani che cantavo sempre da piccola”.

La poesia invece che ruolo ha nel tuo percorso artistico e umano?

Sara Piccolo:” Ho sempre amato scrivere fin da piccola, ricordo che spesso invece di parlare scrivevo qualcosa sui fogli e lasciavo che i miei genitori li trovassero, era il modo in cui riuscivo ad esprimermi maggiormente.

Ho sempre coltivato la scrittura, col tempo mi sono appassionata principalmente alla poesia, ho diari e
quaderni datati che conservo e continuo a collezionare. Alcune delle poetesse a cui sono più legata e
apprezzo molto sono Mariangela Gualtieri e Chandra Livia Candiani“.

Sara Piccolo. Foto di Roberta Marino

Nel 2015 ti sei trasferita a Dublino, per quanto tempo hai vissuto lì e che esperienza è stata?

Sara Piccolo:” Ho vissuto a Dublino per circa due anni ed è stata un’esperienza importantissima e indelebile nella mia vita.

Ho studiato al National College of Art and Design e contemporaneamente lavorato in una galleria
d’arte e questo mi ha permesso di incontrare alcune persone che fanno tutt’ora parte della mia vita e
con le quali ho un bellissimo rapporto. Ciò che ha lasciato maggiormente il segno durante quell’esperienza è stato l’incontro con una cultura musicale che ho amato e sentito mia fin da subito”.

“Uolofifi” è il tuo primo disco, quali sono le emozioni che ci sono finite dentro?

Sara Piccolo:” Uolofifi tiene insieme diverse emozioni, sicuramente c’è finita dentro anche la mia parte bambina che mi ha anche dato modo di liberarmi e fare spazio avendo ricevuto una trasformazione attraverso il processo creativo. Tristezza, Rabbia, Paura ma anche Gioia e tanto colore”.

Mi racconti i brani che compongono il disco?

Sara Piccolo:” I Don’t Know nasce ricordando mia nonna, tutti i momenti di dolcezza che mi ha regalato fin dall’infanzia e la cura e l’affetto che mi ha sempre dato. E’ un modo per ricordarmi di non deviare dalla mia essenza, quella vera, che lei ha sempre visto e conosciuto bene. La sua scomparsa lascia spazio e coraggio per credere nei sogni che si fanno sempre più vivi e urgenti. Il suo amore diventa una guida per superare gli ostacoli e riconoscere i doni che si nascondono spesso dietro di essi.

Mr. Bean l’ho scritto per gioco, per ridere delle “sciagure” e del modo bizzarro di affrontarle, questo brano è un invito a ridere di sé e dei propri problemi, cercando nuove prospettive e umori. Chiaramente ispirato al personaggio di Mr. Bean che ho sempre amato fin da quando ero bambina e mi ha aiutata a pensare a quanto bello fosse essere semplicemente se stessi con la fortuna di non curarsi dei giudizi altrui. Autoironia, voglia di sentirsi in un cartone animato per evadere dalla realtà e una penna Bic.

December è nato durante un incontro con una persona che vive dall’altra parte del mondo e l’ho terminata subito dopo il nostro addio, tutto avvenuto nel mese di Dicembre. In ogni verso si fanno strada delusioni, promesse mancate e la pericolosità di un idealizzazione durata tanti anni. Un vaso che si rompe in mille pezzi, questa è Dicembre.

The Hard Way nasce per dare forma ad un dolore inespresso, conservato e custodito negli anni. Il tema che mette in movimento la penna sul foglio è la mancanza, l’assenza di una persona alla cui porta si bussa ma senza mai ricevere risposta. The hard Way è il modo in cui non trovando appoggio e sostegno da parte di chi si vorrebbe, il dispiacere diventa sempre più amor proprio e diritto di stare male sprigionando fierezza e forza vitale.

You’re Not an Irish Guy è nata una sera qualunque di Novembre in cui mi trovavo di fronte ad un bivio: lasciarmi andare all’amore o resistergli fino in fondo e vincere una guerra inventata solo per ripetere lo stesso copione? Scrivere questo brano è stato come pettinare i capelli pieni di nodi, ad ogni nodo corrispondeva una paura sempre più grande, uno schema sempre più rigido. Ogni verso infantilmente mi portava con i piedi in aria, mentre provavo a metterli a terra.

Errata Corrige, come molte canzoni, questa nasce da un errore, uno come tanti che capita di fare a tutti e che ha dato il titolo al brano. Questo errore è più vicino ad un incontro trasformatosi in uno scontro tra diverse credenze dentro di me piuttosto che a qualche formula cancellabile col cassino sulla lavagna. Scritta in un momento di rabbia e frustrazione per non riuscire a comprendere l’altro, è quasi una lezione che avrei voluto dare ma che poi è tornata a me nuda e cruda come è il brano stesso.

On the Road Again è una cover di questo brano che ho sempre amato, che nasconde un intimo e prezioso desiderio: “La vita che amo è fare musica con i miei amici e non vedo l’ora di andare in strada, di nuovo”.

Nel disco c’è un solo brano in italiano poi sono tutti inglese. Come mai questa scelta?

Sara Piccolo: “Più che scegliere ho seguito il flusso, ho sempre scritto anche in inglese e l’ho sempre sentita come una lingua vicina al mio cuore.

Il brano in italiano è un po’ come una testimonianza delle mie radici, è arrivato in un momento in cui non c’era altro modo di dare una forma a ciò che sentivo se non nella mia lingua”.

In quanto donna e musicista in questo inizio di carriera ci sono stati episodi che ti hanno ferita umanamente e professionalmente? Se sì come hai reagito?

Sara Piccolo:” In una società in cui la donna fa inevitabilmente ancora fatica ad uscire da delle dinamiche di potere e prendersi il proprio spazio io ho avuto la fortuna di avere al mio fianco collaboratori e amici che hanno messo in primo piano la musica, al di là della distinzione di genere, mostrando rispetto e supportando il mio progetto”.

In tema di diritti per le professioniste del mondo musicale (cantautrici, autrici, musiciste, addette ai lavori, ecc.) secondo te, quali sono le battaglie da dover portare avanti nei prossimi anni?

Sara Piccolo:” Credo che la cosa più importante sia per noi donne riuscire ad essere unite, solidali e condividere le proprie esperienze con sempre più coraggio e anche curiosità verso le altre, creare una rete capace di alzare il livello di consapevolezza della disparità che ancora si vive sia come artiste che come donne.

Mi sembra il passo più importante per iniziare qualsiasi battaglia”.