Non è un Lavoro per Donne: intervista a Marilena Vitale

Non è un Lavoro per Donne: intervista alla cantautrice partenopea Marilena Vitale, anima del progetto Azulⴰⵣⵓⵍ. e una metà del cuore del progetto Fede ‘n’ Marlen.

Il mio programma radiofonico Non è un Lavoro per Donne si trasforma in una rubrica del blog in attesa di trovare uno nuovo spazio sul digitale oppure in fm. Protagonista del secondo appuntamento è la cantautrice Marilena Vitale che ho conosciuto grazie al Club 33 Giri e ho avuto modo di ascoltare live diverse volte con il progetto Fede’n’Marlen e una volta (a luglio 2019 a Porto Corsini un live molto suggestivo sulla spiaggia del Que Vida) con il progetto Azulⴰⵣⵓⵍ.

Azulⴰⵣⵓⵍ. nasce nel 2019 a Napoli da genitori magrebini e sudamericani ma con accenti nordamericani. Marilena chiama a sé chiama a sé tre musicisti della scena nazionale, Dario Di Pietro (Luk, Flamenco Napuleño), Riccardo Schmitt (Ondanueve, Pasquale Catalano) ed Enrico Valanzuolo, per partecipare ad un progetto scritto quasi interamente in lingua spagnola e aperto ad influenze jazz, folk blues e latin. Nel 2021 entra a fare della formazione il bassista e contrabbassista Emiliano Berti (Pasquale Aprile band) arricchendo così il sound con nuovi colori.

A ottobre 2019 entra nel roster dell’etichetta discografica Apogeo Records e a dicembre dello stesso anno pubblica il primo lavoro discografico omonimo. Il disco è un EP che riscuote un grande entusiasmo da parte di pubblico e critica. Le canzoni parlano di amore, di integrazione e di letture della follia attraverso la chiave dell’arte.

L’occasione per fare una chiacchierata Marilena è l’uscita di una nuova versione di “Rio”. Il brano, contenuto nel disco Azulⴰⵣⵓⵍ., si veste di un sound nuovo con la collaborazione di Valerio Jovine (99 Posse) ed è uscito sulle diverse piattaforme lo scorso 26 aprile.

Quando e come la musica e Marilena si sono incontrate?

Marilena Vitale:“La musica si è manifestata come una presenza costante nella mia vita e quella di mio fratello da molto piccoli.

Viaggiavamo con la musica, ci preparavamo per andare a scuola con la musica, studiavamo con la musica ad altissimo volume. Poi entrambi siamo entrati nel coro della scuola e subito dopo abbiamo cominciato a suonare uno strumento, io la chitarra e lui la batteria!

Abbiamo suonato per anni batteria e chitarra elettrica nella camera da letto dei nostri genitori. Ben presto siamo entrati in delle band e in un modo o nell’altro non abbiamo mai più lasciato questa musa”.

Nel 2019 ha visto la luce il progetto Azulⴰⵣⵓⵍ. con annesso EP omonimo. Come hai scelto i tuoi compagni d’avventura?

Marilena Vitale:” Se ci penso ho la sensazione che ci siamo riuniti con un magnete centrale che è il modo di vivere la musica, totalizzante.

Io e Dario Di Pietro suonavamo già insieme portando il cantautorato sud americano nella sua chiave più acustica e in scaletta avevamo qualche mio brano in spagnolo. Poiché ho sempre preferito fare musica originale abbiamo deciso di fondare una band che si nutrisse di questa veste multilinguistica e multistilistica che aveva la maniera di comporre i brani.

Lo strumento su cui abbiamo voluto fondare la nostra cifra è stata sicuramente la tromba, che è stata quasi subito quella di Enrico Valanzuolo. La sezione ritmica formata da Riccardo Schmitt e Emiliano Berti invece suonava insieme da anni, cosa come tutti i musicisti sanno, di fondamentale importanza per la compattezza sonora”.

L’EP Azulⴰⵣⵓⵍ contiene sei brani scritti da te in quattro lingue diverse: spagnolo, napoletano, portoghese e italiano. Come sono nati questi brani? C’è un filo conduttore che lega l’intero lavoro?

Marilena Vitale:“Cinque dei sei brani li ho scritti tutti nello stesso periodo, ovvero poco prima di pubblicare l’EP, raccontando uno spaccato di un breve periodo molto intenso.

Sono brani molto legati ai luoghi, uno è stato scritto a Barcelona, uno a Procida sotto l’influenza della casa di Alessandro Baricco, due nel borgo popolare napoletano di Sant’Antonio Abate (detto ‘O Buvero) e uno nella stanza/studio di pittura di mio padre. Direi che è abbastanza normale che parlino in tante lingue!”.

A fine aprile 2022 è uscita una nuova versione di “Rio” con la collaborazione di Valerio Jovine. Come è avvenuto questo incontro in musica? E perché proprio questo brano è stato scelto?

Marilena Vitale:” Rio è un brano che stavo cominciando ad odiare letteralmente, non trovavamo una chiave interpretativa, cantarlo era difficile, ma misteriosamente live era uno dei brani durante il quale il pubblico più si esaltava. Aveva tantissima carica ma è stato difficile incanalarla.

Un giorno con un delay sulla chitarra elettrica, un po’ per caso, è nata questa versione dub che abbiamo assecondato (come un fiume!) e ce ne siamo innamorati.

Quindi non solo seconda possibilità per “Rio” ma nuova vita quando abbiamo chiesto al re del reggae dub napoletano Valerio Jovine di scrivere per noi un bridge nella quarta lingua utilizzata nel brano, il napoletano appunto”.

La nuova versione di “Rio”, tra l’altro, è accompagnata da un videoclip strepitoso in cui si incontrano cinema e disegno. Come è nata quest’idea?

Marilena Vitale:“Sono d’accordo sullo strepitoso! Tutto è nato dall’incontro con Domenico Lettera che ha curato le illustrazioni e con cui ho passato ore ed ore a sbobinare la storia su cui è scritta “Rio”.

I colori e i paesaggi che caratterizzano la mia estetica, il suo tratto così poetico, una lavoro di connessione e di messa in scena lunghissimo.

Serena Petricelli ha invece curato l’aspetto cinematografico con gli attori, Anna Bocchino, Giovanni Gragnaniello e Domenico Lettera stesso, restituendo la bellezza di immagini vissute attraverso il suo occhio”.

Da donna, da cantautrice, in questi anni ci sono stati episodi che ti hanno ferita umanamente e professionalmente? Se sì come hai reagito?

Marilena Vitale:“E’ difficile da spiegare, ma sono certa che tutte le donne che fanno musica possono capire quello che sto per dire.

La sensazione è di non essere prese sul serio, soprattutto nell’ambito tecnico, come con i colleghi maschi.
Sono stata abituata a montarmi da sola la scena, ho imparato a farmi da fonica di sala e di palco, ho registrato quattro dischi. So bene cosa voglio ma c’è sempre qualche uomo con cui lavori che vuole farti passare per la ragazza che è appena arrivata e non sa quello che sta dicendo.

Amo lavorare con uomini e con donne, ho due progetti in cui vivo intensamente i due modi di essere e ci sono cose stupende e difficili da entrambi i lati. Però il 90% delle relazioni professionali è con uomini, la musica ne è quasi, direi, satura. E non è sempre incoraggiante”.

In tema di diritti per le professioniste del mondo musicale (cantautrici, autrici, musiciste, addette ai lavori, ecc.) secondo te, quali sono le battaglie da dover portare avanti nei prossimi anni?

Marilena Vitale:“Probabilmente è una mia visione, ma non ne farei una questione di genere in tema di diritti per il nostro tipo di lavoro, perché nella musica di diritti ce ne sono ben pochi per tutti.

Il problema principale che ho individuato è che non c’è un luogo che si “assuma” questi diritti. Esistono poche stagioni musicali, come a teatro, nelle quali rientrare ed essere tutelati sotto molti aspetti. Il musicista che non rientra in standard altissimi in Italia è come se non esistesse. Si fa la sua giornata di lavoro e poi chissà”.

Quest’estate dove possiamo ascoltati dal vivo. Sarai in giro sia con Azulⴰⵣⵓⵍ che con Fede‘n’Marlen? Svelaci qualche data.

Marilena Vitale:“Amo davvero tanto vivere da protagonista la vita artistica della città in cui sono nata, mi rende orgogliosa poter dare il mio contributo.

Quest’anno con Fede’n’Marlen saremo con il SummerFest di Palazzo Reale ai giardini, l’8 Luglio 2022.

Con Azulⴰⵣⵓⵍ avrò l’onore e il piacere di suonare per uno spettacolo molto sui generis insieme alla compagnia Puteca Celidonia, per il Campania Teatro Festival, il 2 Luglio 2022, nella Sanità.

E il 3 giugno 2022 con entrambi i progetti saremo all’Arenile, per un concerto organizzato dall’ONU in favore della risoluzione delle guerre attraverso strumenti di pace e a sostegno delle famiglie ucranine rifugiate a Napoli!”.

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