Ross Music Box: intervista alla band Tristitropici in occasione dell’uscita del loro primo disco “Traduzioni” per Brutture Moderne.
Tristitropici è un trio con base in Emilia la cui produzione musicale si pone oggi tra sognante cantautorato e avvincente poliritmia. Voce, chitarra, basso e batteria, insieme a sintetizzatori, armonie vocali e percussioni, mescolano linguaggi e sghembe fantasticherie.
Tristitropici sono Dario Martorana, cantante chitarrista, laureato in storia dell’arte, grafico e compositore, ha suonato con Pangea, Calmar; Giulio Stermieri, bassista, pianista, tastierista, afroamerican piano devotee, ha pubblicato due album solisti (Fort Da, Ouroboros), collabora con Any Other; Antonio Rapa, batterista, percussionista, con un piede nei Tortoise e uno nei Lettuce, collabora con Ibisco, De.Stradis, Subconscio, Kolosso, Godblesscomputers. Dal 2026 la band accoglie per le esibizioni dal vivo Margherita Parenti in qualità di percussionista e corista, si preoccupa inoltre di puntellare il panorama della band con synth e sampler.
Tristitropici debuttano nel 2021 con un EP (omonimo) autoprodotto. Il secondo EP dal titolo Magical Animal, è uscito nel 2023 per Slowth Records. Traduzioni, invece, è il primo album della band, uscito lo scorso 15 maggio, con Brutture Moderne, un disco onirico composto da otto brani.
Ho scambiato quattro chiacchiere con la band sul loro primo disco e non solo
Come e quando nasce il progetto Tristitropici? Come mai avete scelto questo nome?
Tristitropici: “Il gruppo nasce, diciamo, ‘a cavallo di Covid’ in seguito a un’esperienza di improvvisazione collettiva ideata dal producer Machweo che portava il titolo di Mediterraneo: dieci musicisti, tra cui James Holden e Emma-Jean Thackray, su un unico palco improvvisarono per un’unica e irripetibile volta. Lo spettacolo andò in scena il 6 luglio 2019 ad Arti Vive Festival, nel giro di qualche settimana Antonio Rapa, Giulio Stermieri e io (Dario Martorana, ndr) eravamo già in sala prove a lavorare sul nostro materiale; finimmo di registrare il primo EP poco prima del lockdown.
Tristitropici è un nome che ci piace per almeno due ragioni: la prima è la sua doppia faccia, triste e tropica; contraddizione, vera o apparente che dir si voglia, che ci stimola la fantasia. La seconda è che grazie a questo nome possiamo abbracciare l’epiteto di esploratori senza vergognarci più di tanto”.

Quali sono gli artisti e/o le artiste che hanno influenzato di più il vostro modo di fare musica?
Dario Martorana dei Tristitropici: “Questa è una domanda apparentemente innocua che malcela l’inaffrontabilità dell’argomento secondo un principio di esaustività: sarebbe decisamente più facile dire cosa non ci appartiene affatto e da lì procedere per sottrazione.
Stilerò comunque un piccolo elenco che non si preoccuperà di assecondare il principio di cui sopra né tantomeno di far apparire i suddetti artisti in un qualche ordine prioritario: Sam Wilkes, Sam Gendel, Luiz Bonfà, Lynn Avery e Cole Pulice, Radiohead, Jeff Parker, Anna Butterss, Mark Hollis, Herbie Hancock, Edu Lobo, Yussef Dayes, Jacob Bro“.
“Traduzioni” è il vostro primo album, mi ha colpito molto la commistione tra il dialetto e l’inglese. Quali sono le esigenze artistiche che vi hanno spinto a questa scelta? C’è un filo conduttore che lega i brani che lo compongono?
Dario Martorana dei Tristitropici: “Abbiamo cercato di costruire un io lirico che si muovesse in una sorta di mondo fantastico ma tuttavia fortemente ancorato alla realtà, alle esperienze e alle vicissitudini che la compongono: in certi casi presentare un concetto estraneo veicolato da una lingua fenomenologicamente lontana, come può essere l’inglese – ma sono presenti passaggi anche in latino e francese – è utile per presentare un sentimento di lontananza, al contrario usare il dialetto o varianti italiane “rinforzate” può essere utile per esprimere sentimenti di vicinanza e appartenenza all’immagine presentata.
Il disco si presenta come un lavoro organico senza essere un concept album, è costellato di grandi temi (fallimento, rinascita, trasformazione) veicolati da piccole immagini“.
Improvvisamente vi ritrovate a essere nominati ‘Ministro della Cultura’. Quali sono i primi provvedimenti in ambito musicale che prendereste?
Dario Martorana dei Tristitropici: “Subito dopo aver ringraziato e strette di mano e un bello aperitivo in cui pronunceremo le parole ‘accettiamo di gran cuore ma c’è davvero molto da fare e non sappiamo se saremo all’altezza ma il vostro storico governativo in un certo senso ci conforta’.
Andremo in giro per ogni singola scuola pubblica ribadendo: ‘da oggi niente flauti dolci, poi si vedrà!'”



