scemo di guerra

Ross Music Box: intervista alla band Scemodiguerra

Ross Music Box: intervista alla band Scemodiguerra in occasione dell’uscita del nuovo disco ‘Martian VooDoo’.

Scemodiguerra nasce tra le montagne della Valtellina nel 2022 dalla penna di Luca Peverelli. Trovato in Elia Mazzoletti un compagno di viaggio, i due pubblicano l’album “Isabella del Vento, il Santo Muratore, e tanto tempo per pensare”: un lavoro casalingo in cui folk e cantautorato si mescolano in un sound ironico e ruvido ma profondo e personale. Il duo inizia a esibirsi in piccoli contesti locali arrivando a suonare nei principali festival della zona come Rock n’Rodes e Morborock.

A maggio 2026 esce ‘Martin VooDoo’, secondo lavoro discografico degli Scemodiguerra. Il disco è stato registrato al Bleach Recording Studio di Gittana da Andrea Maglia (Manetti, Tre Allegri Ragazzi Morti) e masterizzato presso La Maestà da Giovanni Versari, ‘Martin VooDoo’ sposta la narrazione più intima del primo lavoro verso una dimensione più condivisa, rituale e collettiva. Dieci brani in cui la band folk-rock sperimenta atmosfere musicali in cui bisogna immergersi lentamente per poter cogliere appieno la bellezza onirica di musica e parole.

Questa l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con gli Scemodiguerra.

Scemodiguerra, perché questo nome per il vostro progetto? Come vi siete conosciuti?

Scemodiguerra: “Ci conosciamo e siamo amici dai tempi del liceo, suonavamo già in due gruppetti, avevamo compagnie diverse ma molte amicizie in comune. Abbiamo iniziato a suonare assieme e siamo diventati davvero amici stretti nel 2021, quando è nato il progetto.

Il nome Scemodiguerra è stato scelto da Luca e ci è subito piaciuto: come si sa gli “scemi di guerra” erano gli ex-militari rimasti traumatizzati dalle esplosioni e dalla vita di trincea durante la Prima Guerra Mondiale. In Valtellina quest’espressione viene ancora usata in maniera dialettale per identificare bonariamente una persona tonta e un po’ fuori di senno. Ci sembrava calzante l’unione nella stessa parola di queste due inflessioni: tragica ed emotiva ma allo stesso tempo anche grottesca e un po’ ironica, unione che è molto presente nella nostra musica, specie nel primo disco”.

Quali sono le emozioni e le storie che sono finite dentro “Martian VooDoo”? C’è un filo conduttore che lega le storie presenti nel disco?

Scemodiguerra: “Martian VooDoo è stato un lavoro particolare e anche faticoso da realizzare. È un disco nato dall’esigenza di espandere l’immaginario folk del nostro primo disco sporcandolo e modernizzandolo con elementi più alternativi e più tribali, anche la scrittura è molto diversa, più asciutta e meno personale, con uno sguardo ad una dimensione collettiva.

Le storie, infatti, sono legate dalla volontà di indagare sia gli aspetti più istintivi, mistici e animali dell’animo umano (il VooDoo), in canzoni come Mastino e Laika. Nel disco c’è però anche la ricerca un’alienazione e un distacco dal mondo sensibile alla ricerca della verità. Questa tendenza è simboleggiata dal viaggio spaziale, marziano appunto, in pezzi come Captain Harlock o Scimmia Malcontenta nello Spazio Profondo. In questo senso l’album si muove tra due anime diverse che dialogano”.

Come è nata la collaborazione con Alessandro Alosi?

Scemodiguerra: “I Pan del Diavolo sono sempre stati una delle nostre più grandi influenze ed ispirazioni, sia per la scrittura che per la carica live che portavano ai loro concerti in duo. Li abbiamo visti la prima volta al festival Morborock quando avevamo 15 anni.

L’opportunità è nata grazie ad Andrea Maglia, con cui abbiamo prodotto il disco al Bleach Studio di Gittana. Andrea conosceva Alessandro è gli ha fatto ascoltare alcuni pezzi, gli sono piaciuti e così è nata l’idea di un featuring. Abbiamo passato una bellissima giornata assieme a lui ed è stato veramente emozionante vederlo lavorare e interpretare Mastino”.

Improvvisamente vi ritrovate ad essere nominati ‘Ministro della Cultura’. Quali sono i primi provvedimenti in ambito musicale che prendereste?

Scemodiguerra: “Urca che domanda difficile! Non sapremmo proprio cosa rispondere, perché specie nel mondo alternativo crediamo che la musica e l’arte debbano nascere e crescere dal basso.

Recentemente abbiamo avuto l’opportunità di lavorare con alcuni artisti francesi e confrontandoci con loro abbiamo notato la differenza nella considerazione del ruolo degli artisti all’interno della società che c’è Oltralpe. Il ministero offre molte più opportunità e aiuti per rendere accessibile e sostenibile questo lavoro. In Italia secondo noi ci sono meno possibilità economiche e quindi, anche se ci sono tanti artisti e artiste di qualità, questo alla fine rimane per tanti un passatempo amatoriale.

Crediamo però che sussidi, eventi e bandi dall’alto non siano la soluzione se non si accompagnano ad un cambiamento culturale generale sul ruolo degli artisti: in particolare rispetto soprattutto alla musica live, che a volte è vista più come un fastidio che come un segno di vitalità per una comunità e un paese. L’organizzazione di concerti è sempre difficile nel mondo underground e le spese scoraggiano molti gestori di bar e club.

Il Ministero della Cultura, invece che piantare dei virgulti nel deserto cercando di indirizzare e irreggimentare l’espressione artistica, dovrebbe preparare e rendere fertile il terreno e lasciare che si sviluppi liberamente, semplificare le procedure e ridurre i costi (ad esempio della SIAE) e ricordare quanto gli artisti siano fondamentali nella crescita culturale di un territorio”.