Non è un Lavoro per Donne: intervista alla band The Cleopatras in occasione dell’uscita del nuovo disco dal titolo “Heart Pieces”.
Le Cleopatras sono un concentrato di energia grezza, creatività punk e spirito libero. Ispirate da Ramones, Blondie, The Cramps e Joan Jett, hanno costruito negli anni un’identità sonora che mescola punk, surf, garage rock, indie e tocchi glam. Negli anni hanno calcato palchi iconici come Azkena Rock Festival, Roots & Roses, Festival Beat, Rebellion, Fuzzville e This is Ska. Le Cleopatras hanno partecipato a pubblicazioni dedicate alla musica, scritto inni alla ribellione e alla libertà ma non solo: hanno sfilato alla Milano Fashion Week.
Le prime registrazioni della band risalgono all’inizio degli anni 2000 con i singoli The Cleopatras (2000) e Let’s Run With… (2001). La discografia delle Cleopatras conta due EP (“Onigiri Head” e “Naturalmente Punk” e cinque album con il neo uscito “Heart Pieces” (“Things Get Better” del 2010, “La Maledizione del faraone” del 2014, “Cleopower!” del 2017 e “Bikini Grill” del 2022).
L’album “Heart Pieces”, uscito per la Blackcandy Produzioni, è composto da dieci brani nella versione disponibile online che diventano dodici nella versione cd ed lp includendo due brani precedentemente pubblicati solo in formato digitale (“Naturalmente Punk” e “Siamo marea”).
Oggi le Cleopatras sono Camilla Lastrucci, Alice Guerrini, Marta Franceschi e Vanessa Billi. La formazione schierata della band negli anni è cambiata ma la forza di questo progetto è rimasta immutata e suona potente in questo nuovo disco “Heart Pieces” che ha rappresentato l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con loro.

I vostri primi brani risalgono agli anni 2000: come è cambiata la Musica in questi anni e come siete cambiate voi con lei?
The Cleopatras: “Le Cleopatras degli esordi suonavano un garage punk ruvido, secondo i canoni propri del genere che a quei tempi viveva un momento di revival.
Nel corso degli anni la line-up è cambiata più volte, sia per esigenze personali che per divergenze creative e di gestione della band, ma da ogni cambio ne siamo uscite rinnovate, riuscendo ad accogliere le influenze portate di volta in volta dalle nuove componenti che arrivavano. In questo modo si è costruita la nostra identità musicale che, pur rimanendo nell’ambito del rock’n’roll, è piuttosto variegata e personale”.
“Heart Pieces” è il vostro nuovo lavoro. Mi raccontante la sua genesi?
The Cleopatras: “Nasce da un percorso di evoluzione che ci ha portate ad aprirci a sonorità più varie e a entrare ancora di più dentro noi stesse. Accanto alla nostra cifra più riconoscibile, quella legata alla critica sociale, alle questioni di genere e a uno sguardo sempre un po’ tagliente sulla realtà, abbiamo sentito il bisogno di portare anche una parte più intima e personale.
Il titolo, “Heart Pieces” (pezzi di cuore) racconta proprio questo: per la prima volta abbiamo messo dentro al disco non solo quello che pensiamo del mondo ma anche quello che ci succede dentro. Brani come “Amore Narcotico” o “Deep Night (Lullaby)” parlano senza filtri di fragilità, dipendenze emotive, bisogno di protezione, di tregua.
La novità più grande di questo disco è proprio questa convivenza: riuscire a far stare insieme rabbia e tenerezza, disincanto e bisogno di conforto“.
Tra i brani di “Heart Pieces” c’è anche “Moon Over Marin” cover del brano dei Dead Kennedys, come mai avete scelto proprio questo pezzo?
The Cleopatras:” Dal momento che il disco critica diversi aspetti della società, dal privilegio dei “figli di” nel brano “Daddy’s Company” all’ipocrisia della classe dirigente in “The Crook“, il tema di “Moon Over Marin“, ossia lo sfruttamento e la devastazione dell’ambiente da parte dei ricchi, si incastrava perfettamente. Inoltre, il brano si prestava bene ad una rivisitazione in chiave “dream pop”’ che ci risultava congeniale“.
Nel disco ci sono collaborazioni con gli Animaux Formidables e i Meganoidi, come sono nate?
The Cleopatras: “Con i Meganoidi ci siamo conosciuti su una nave salpata, ça va sans dire, da Genova, è nata un’amicizia istintiva e ci siamo ritrovati su alcuni palchi. Da questi incontri sono nate sia la collaborazione nel nostro brano “Amore Narcotico” sia la nostra partecipazione al docufilm “Meganoidi on the Rocks”.
Gli Animaux Formidables invece ci hanno colpite sin dal primo momento che li abbiamo visti. Abbiamo rivisto una certa affinità con loro, sia estetica che per alcuni aspetti del sound. Siamo davvero felici che abbiano accettato di collaborare con noi, perché pensiamo che queste affinità siano effettivamente venute fuori bene sia nel brano che nel video che lo accompagna!”
Da donne, da artiste in questi anni ci sono stati episodi che vi hanno ferite umanamente e professionalmente? Se sì come avete reagito?
The Cleopatras: “Purtroppo si e non è qualcosa di isolato: nella musica, come in tanti altri ambiti, per le donne la strada è ancora più in salita.
Ci è capitato più volte, ad esempio, di essere trattate con sufficienza dai fonici, come se non fossimo in grado di gestire la nostra strumentazione o di sapere cosa vogliamo sul palco. Oppure di vedere ancora stupore quando arriviamo: quattro donne che viaggiano, montano, suonano e si gestiscono da sole, senza un uomo “a supporto”.
La nostra risposta è sempre stata quella: esserci, suonare e non chiedere spazio ma prendercelo“.

In tema di diritti per le professioniste del mondo musicale (cantautrici, autrici, musiciste, addette ai lavori, ecc.) secondo voi, quali sono le battaglie da dover portare avanti nei prossimi anni?
The Cleopatras: “In primis, la presenza nei cartelloni dei festival e nei tour in generale. E no, il fatto che esistano alcune artiste enormi come Taylor Swift non compensa il dato reale: solo il 13% dei musicisti nei tour siano donne.
Un altro fronte fondamentale è lo sviluppo di carriere nei ruoli tecnici: foniche, produttrici, tecniche del suono. È un ambito ancora fortemente maschile e invece è lì che si costruisce davvero il potere decisionale nella musica.
Per noi è importantissimo anche lavorare sull’immaginario: mostrare alle nuove generazioni, e per fortuna tante ragazze ci seguono, che il rock è anche uno spazio nostro. E non solo da giovani. Va scardinata, infatti, l’idea che esista un’età oltre la quale una donna non possa più stare su un palco!”



