Ross Music Box: intervista al cantautore Robbè in occasione dell’uscita del nuovo disco “Chiacchiere da bar”.
Robbè è un cantautore da una terra di confine tra Puglia, Basilicata e Campania, trapiantato a Bologna da ormai più di dieci anni.
Iniziato al cantautorato sin da bambino, scopre il mondo del folk e del folk-rock durante il liceo, inizia a scrivere le prime canzoni e con l’università arrivano Bologna e l’Irlanda. Il risultato di questi spostamenti è Vecchie Cicatrici (MarteLabel, 2020), un album in cui si mescolano ballad, cantautorato e reel. Prima ancora dell’uscita, Ilenia (traccia n.4 del disco) viene premiata nell’ambito del concorso FUISS “Va in scena lo scrittore: autori di testi di canzoni” e Robbè raggiunge le semifinali del Gazzetta Music Contest e le finali di Sanremo Rock e Trasporti Eccezionali Music. Vecchie Cicatrici viene definito “un album fresco e colto, che si muove come una piccola barca che viaggia nel mare magnum della modernità liquida e punta alla riscoperta dell’importanza dell’eredità culturale, delle tradizioni popolari” dalla rivista L’isola che non c’era, apprezzamenti che gli valgono le semifinali del concorso L’Artista che non c’era.

Oltre l’attività da solista, da maggio 2024 è anche membro della band bolognese Terza Classe. Oggi, 28 novembre 2025, esce il nuovo disco “Chiacchiere da bar” per Bolognina Dischi. “Chiacchiere da bar” è un disco di riflessione e denuncia sul presente nel solco del cantautorato degli anni ’70, un’ottimo lavoro nei testi e nella musica.
Ho scambiato quattro chiacchiere con Robbè sul disco e non solo.
Bologna e l’Irlanda (dove sei stato in particolare?), come hanno influenzato il tuo modo di fare musica?
Robbè: “Partiamo da Bologna, perché è quella che mi ha influenzato di più. Ci sono arrivato a 19 anni, partendo da un paese di 4000 abitanti, e mi ha aperto le porte del mondo. Ho passato anni seduto a terra in piazza San Francesco con la chitarra in mano, a cantare canzoni, a conoscere gente, a scoprire cose nuove e ad ascoltare storie.
È una città che mi ha dato tantissimo, soprattutto per quanto riguarda la scrittura, ma anche per la possibilità di incontrare, confrontarmi e suonare con tanti altri musicisti: per fortuna, questa è una cosa che non è cambiata negli anni. Tanti legami sono durati il tempo di una notte, qualcuno si è trasformato in collaborazione e “suonate” occasionali e poi ci sono quelli che si sono trasformati in amicizie. Penso semplicemente a Simone ed Elena, fisarmonica e violino della mia vita, al rapporto che si è creato con Fausto nella creazione di due album, a Chiara – Tabascomeno – conosciuta in delle improbabilissime feste in un negozio di alimentari e oggi a cantare “Liberami” con me. Tutti gli artisti che ho conosciuto negli anni hanno in qualche modo contribuito al mio percorso artistico.
Passando all’Irlanda, ho vissuto per un anno a Cork: la cosa più impressionante è l’importante della musica nella loro cultura. Si suonava ovunque, concerti in pausa pranzo nell’università, anziani nei pub seduti ai tavoli con i loro strumenti, gente di tutte le età e sempre curiosa di scoprire altre culture musicali e pronta a trasmetterti la propria.
Penso che l’influenza della musica irlandese sia ben presente in “Vecchie cicatrici”, il mio vecchio disco, ma lo sia molto meno in “Chiacchiere da bar”, per una scelta prettamente personale: sentivo il bisogno di parlare di temi reali, vivi e sociali e volevo farlo in uno stile che non fosse il folk-rock”.
Mi racconti un po’ i brani del tuo nuovo disco “Chiacchiere da bar”?
Robbè: “Primo maggio e “Un paese civile” si parla di lavoro, di sfruttamento, della perdita di contatto con la realtà, dell’assuefazione ad innaturali dinamiche produttive e di un generale senso di declino sociale.
“Liberami” (feat. Tabascomeno) è un grido di resistenza, una richiesta di salvataggio da questa caduta nel baratro. “Restare a casa” è la storia di Khalid, un giovanissimo ragazzo somalo, alle prese con il problema tutto italiano dell’immigrazione. “Male moderno” è una canzone che parla di morte, sia per chi muore che per chi resta. “Nicola” è un’allegoria tratta da una storia vera: durante il G20 di Matera del 2021, un uomo si affaccia a torso nudo dal balcone di casa sua mentre i ministri sfilano per strada.
Chiacchiere da bar, la canzone che dà il titolo al disco, vuole essere un po’ il sunto di tutti i temi trattati nel disco ma non solo. Proprio come seduti al tavolo del bar, mio personalissimo luogo sociale del cuore, i discorsi spaziano: figli, costo degli affitti, lavoratori poveri, guerre nel mondo, diritti, crisi climatica, insonnia, inclusività, merito e chi più ne ha più ne metta. La riflessione è proprio sull’essenza delle cosiddette “chiacchiere da bar”, che sono generalmente intese come qualcosa di leggero e spensierato ma qui sono messe in contrapposizione con i temi impegnati affrontati nella canzone e nel disco in generale”.
Bellissima la copertina di “Chiacchiere da bar”, chi l’ha realizzata? Come è nata?
Robbè: “L’autore della copertina è Lunedibibo. Ci siamo conosciuti a Bologna, prima che lui si trasferisse a Napoli e iniziasse a fare l’illustratore. Qualche tempo fa ha realizzato i suoi tarocchi napoletani e io me ne sono innamorato. L’idea di fare la copertina del disco in quello stile mi è venuta però dopo, all’inizio avevo in mente tutt’altro, poi un giorno all’improvviso ho avuto quest’illuminazione.
Ho dovuto corteggiarlo per un po’ poi lui mi ha fatto altre proposte ma ormai mi ero fissato con l’idea dei tarocchi: alla fine ci siamo messi a studiare insieme quale arcano maggiore fosse più adatto a rappresentare i temi del disco, abbiamo scelto L’Appeso e poi lui ha fatto tutto il resto“.

Dallo scorso anno fai parte della band Terza Classe, questa esigenza espressiva/artistica come è maturata?
Robbè: “È nata per caso, come tutte le cose belle. Stavo già lavorando a Chiacchiere da bar e quindi l’idea era appunto di spostarmi su qualcosa di molto più cantautorato. Il folk-rock però mi è sempre piaciuto, è un mio amore adolescenziale.
Con la band ci conoscevamo da qualche anno tramite il loro ex batterista, una sera ero in fila per il bagno in un bar, leggo un post in cui dicevano di cercare un cantante e commento ironicamente, Fabio mi ha scritto in privato e dopo qualche birra e una prova mi sono ritrovato nella band!
Mi diverto molto con loro, riesco a godermi la parte migliore della musica perché posso pensare solo a suonare e cantare. Adesso stiamo lavorando ad un nuovo disco insieme. Durante quest’anno ci siamo tolti delle belle soddisfazioni sul palco principale del 25 aprile in Pratello e su quello del primo maggio in Piazza Maggiore”.
Improvvisamente ti ritrovi a essere nominato ‘Ministro della Cultura’. Quali sono i primi provvedimenti in ambito musicale che prenderesti?
Robbè: “Senza neanche doverci riflettere troppo: qualcosa sullo stile dell’intermittenza francese o del Basic Income for the Arts dell’Irlanda. Un modo per garantire una stabilità e garanzia economica a chi vuole fare dell’arte, qualsiasi essa sia, la sua vita. Tanti, tantissimi artisti, purtroppo, non riescono a vivere solo di arte e sono costretti a fare altri lavori. L’arte pian piano diventa una cosa secondaria, poi un passatempo, poi svanisce perché hai trovato un ‘lavoro vero’. Alla lunga l’arte diventa una cosa da élite, non l’élite delle persone geniali o creative, ma l’élite del privilegio della ricchezza, di chi può permettersi il lusso di vivere soltanto d’arte“.



