Ross Music Box: intervista a Subconscio

Ross Music Box: intervista a Subconscio in occasione dell’uscita del suo primo disco “Daimon” per Sghetto Records.

Il progetto Subconscio di Giulio Campaniello nasce da un’esigenza di libertà espressiva irresistibile; originario di Rignano Garganico e bolognese di adozione dall’età di due anni, Subconscio trova la sua forma di espressione nella musica, dove fonde neo soul, hip hop ed elettronica in un suono profondamente influenzato da esperienze individuali. Subconscio si esibisce in diverse formazioni, dal duo insieme al produttore Luzee, alla band composta da cinque elementi.

Il 10 ottobre 2025 è uscito “Daimon”, il primo disco di Subconscio prodotto da Luzee. Il disco è stato anticipato dai singoli “Occhi Fissi“, “Funk4Ass” e “No Drama“. Un disco ricco di atmosfere diverse che attira l’attenzione dell’ascoltatore e lo trasporta un universo in cui ci si lascia cullare dalle note.

L’uscita di “Daimon” è stata l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Subconscio.

Subconscio, come mai hai scelto questo nome d’arte?

Subconscio: “Il nome Subconscio nasce dal desiderio di dare voce a quella parte più profonda e spesso nascosta di noi stessi. È lì che nascono le emozioni più vere, quelle che cerco di tradurre in musica. Il subconscio è un luogo dove non esistono filtri, dove le sensazioni affiorano in modo puro, e io volevo che il mio progetto artistico si muovesse proprio su quel livello”.

Quale è il tuo primo ricordo legato alla musica?

Subconscio: “Uno dei primi ricordi che ho è mio padre che ascolta dischi nei lunghi viaggi verso la Puglia, soprattutto cantautori italiani. Avevo forse cinque o sei anni. Ricordo il silenzio quasi religioso con cui si ascoltava la musica in macchina. Non capivo bene i testi, ma sentivo che c’era qualcosa di profondo lì dentro. Penso che da quel momento la musica abbia cominciato a entrare in me senza che me ne accorgessi”.

Quali artisti hanno influenzato di più il tuo modo di fare musica?

Subconscio: “Tantissimi, e da mondi anche molto diversi. Sicuramente Pino Daniele e Lucio Dalla per la profondità poetica e la libertà di espressione. Ho assorbito molto poi anche da Jordan Rakei, Anderson Paak e Daniel Caesar”.

“Daimon” è il tuo primo disco, c’è un filo conduttore che lega le diverse canzoni?

Subconscio: “Sì, Daimon nasce proprio attorno a un concetto centrale: l’idea di una voce interiore che ci guida, anche quando non la comprendiamo del tutto. Ogni brano esplora un aspetto diverso di questa ricerca. Identità, desiderio, smarrimento, rinascita. È un viaggio tra luci e ombre, una specie di dialogo con quella parte invisibile di noi che spesso ignoriamo ma che ha molto da dirci. È un disco intimo, ma spero che ognuno ci trovi dentro qualcosa di proprio”.

Due tuoi brani sono stati scelti per la colonna sonora della serie Netflix “Survival of the Thickest”, mi racconti come è andata?

Subconscio: “È stata una bellissima sorpresa. Ho fatto fatica a crederci! Vedere le mie canzoni accompagnare delle immagini, far parte di una storia, è stata un’emozione fortissima. Mi ha fatto capire che la musica può davvero viaggiare molto più lontano di quanto pensiamo”.

Improvvisamente ti ritrovi a essere nominato ‘Ministro della Cultura’. Quali sono i primi provvedimenti in ambito musicale che prenderesti?

Subconscio: “Sarebbe una bella responsabilità (ride, ndr). Investirei nei piccoli club, nelle realtà indipendenti, nei giovani artisti che spesso fanno fatica a emergere per mancanza di supporto. Infine, cercherei di rendere la cultura più accessibile, più inclusiva. La musica deve tornare ad essere un linguaggio comune“.

Subconscio Foto di Martin Mailleux.